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2016, i dati sulla presenza del lupo nel Parco

2016, i dati sulla presenza del lupo nel Parco

A quasi un anno di distanza dall’attivazione, il servizio di Allerta Lupo, istituito dal Parco dell’Antola, oltre che un valido strumento al servizio degli allevatori locali per prevenire la predazione, si sta rivelando anche una rete di raccolta dati di grande importanza sul comportamento e l’evoluzione della popolazione di  questi affascinanti ed elusivi carnivori.

La relazione della società “Il Piviere”, cui l’Ente Parco ha assegnato la gestione del il servizio di monitoraggio della specie sul territorio de parco, evidenzia elementi di sicuro interesse per lo sviluppo delle politiche di gestione della convivenza fra uomo e lupo sul nostro territorio.

 

Il lupo nel parco dell’Antola nel 2016

A cura de Il Piviere Srl – testi di Massimo Campora, Roberto Sobrero, Roberto Cotalasso

Le indagini naturalistiche rivolte alla specie “lupo” svolte nei comuni del parco dallo staff de “Il Piviere” durante l’anno 2016 hanno posto in evidenza alcuni aspetti di interesse locale.

Nel territorio più strettamente legato alle valli dell’Antola, uno dei primi ad essere stabilmente occupato dal lupo nel contesto dell’intera Regione Liguria, nell’anno 2016, si è percepita una presenza meno marcata di questo predatore.

Tanto è vero che le predazioni ufficialmente dichiarate su animali da reddito sono state solamente una nei pressi del lago del Brugneto a carico di una capra. Cosi pure, decisamente inferiori agli anni scorsi, sono stati i ritrovamenti di carcasse di ungualti selvatici.

Nello stesso territorio, distribuito tra i comuni di Torriglia, Rondanina, Fascia, Montebruno, Gorreto l’attività di fototrapolaggio ha registrato solo 6 passaggi durante il periodo che va da marzo a dicembre. A discapito di tale attività ritenuta essenziale per capire numero e attività riproduttiva di questo elusivo predatore, vi è stata l’inaspettata sorpresa di dover necessariamente abbandonare le migliori postazioni di monitoraggio a causa dei ripetuti furti del materiale di registrazione.

Dal fototrapolaggio è emerso che, ai primi di maggio è stato evidenziato il passaggio più numeroso con 4 esemplari probabilmente gli stessi video-ripresi dal titolare dell’agriturismo “Pensa” nel mese di settembre nei pressi della recinzione elettrificata che protegge il suo gregge di capre.

Nessuna videocattura di cuccioli, nessun avvistamento, nessuna intensificazione di ululati e di predazioni nel periodo tardo-estivo ed autunnale, fattori questi che indicano l’avvenuta attività riproduttiva all’interno di un territorio. Si tratta comunque di eventi ricorrenti tra i superpredatori che devono auto-contenere le proprie popolazioni e per cui la produttività subisce forti oscillazioni a seconda dei periodi.

Completamente differente, è stata la situazione rilevata per il branco della Valle Scrivia all’interno del quale si è certamente avuto l’annuale attività riproduttiva seppure in un sito molto diverso da quello dove si è riprodotto nell’anno 2015.

Nonostante l’avvenuta riproduzione la consistenza del branco per il 2016 sembra attualmente diminuita rispetto alla fine del 2015. Ciò dimostrerebbe come il successo riproduttivo nel lupo è spesso solo apparente nel senso che i cuccioli sono soggetti ad elevata mortalità e pur riscontrandone la presenza in lugljo-agosto capita di non ritrovarli più nel tardo autunno allorché inizierebbero a seguire i genitori.

All’interno di questo branco, dalla primavera, non è più stato campionato tramite foto/video-trappole il maschio monco, probabile “lupo Beta” di questo gruppo, che ci permetteva in una certa misura di svolgere attività di definizione del territorio occupato.

L’attività predatoria di questo branco, il cui territorio copre la Valle Scrivia e parte della Valle Polcevera, sugli animali da reddito è stata decisamente contenuta ed ha interessato esclusivamente gli allevatori che non avevano attivato nessuna forma di prevenzione.

Tale fenomeno altrimenti ci porta a considerare che le forme di prevenzione adottate dagli allevatori che hanno aderito al progetto, sono state efficaci ed efficienti al contenimento del rischio di predazione.

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