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La gestione del patrimonio forestale

La gestione del patrimonio forestale

La gestione del patrimonio forestale come occasione di sviluppo e mantenimento del territorio

Il territorio del Parco dell’Antola e dei 5 SIC (Siti di Importanza Comunitaria) in gestione all’Ente Parco è interessato da una diffusa copertura boschiva, modellata dall’uomo in secoli di attività agrosilvopastorali ed in continua espansione negli ultimi decenni in conseguenza della riduzione delle attività agrosilvopastorali verificatasi soprattutto dal secondo dopoguerra ai giorni nostri.

Questo fenomeno ha creato le condizioni per l’espansione naturale del bosco ma ha anche determinato situazioni diffuse di abbandono del patrimonio forestale, con gravi conseguenze sul suo degrado qualitativo e sull’assetto idrogeologico dei versanti.

Foto di Enrico Bottino

La frammentazione e polverizzazione della proprietà rappresenta uno dei fattori di maggiore incidenza sull’abbandono dei territori montani; soprattutto nelle parti ricadenti nei fondovalle e nei bassi e medi versanti con frequenti casi di particelle catastali di pochissimi mq di superfici, mentre negli alti versanti e sui crinali sono presenti superfici di proprietà pubblica e collettiva (Beni Frazionali, Comunanze Agrarie, ecc.). Tuttavia, a fronte di queste difficoltà (peraltro comuni a tutto l’entroterra ligure) la ricca diversità dei tipi forestali presenti (sono oltre 29) e l’ampiezza delle superfici consente di individuare, con attività di pianificazione e di ricerca, aree vocate alla valorizzazione degli aspetti naturalistici e turistico-ricreativi, ma anche, in condivisione con Enti, Privati Proprietari ed operatori del settore, aree vocate alla ripresa di attività di filiera del legno.

La ricerca della luce (Ph Enrico Bottino)

In termini di copertura del terreno, prevalgono le formazioni boschive dell’orizzonte superiore del Piano basale (castagneti, querceti e boschi misti di latifoglie) oltre a quelle appartenenti al Piano montano ed all’orizzonte montano inferiore (soprattutto le faggete); sono inoltre presenti lembi di pinete e boschi misti di conifere, prevalentemente di impianto artificiale.

In queste formazioni forestali si trovano soprassuoli con discrete condizioni di naturalità, quali alcuni lembi di querceti e ampie faggete nelle parti superiori del territorio, ma anche soprassuoli fortemente condizionati dall’attività dell’uomo, come le ampie superfici a castagneto, costituite da cedui invecchiati derivanti dal taglio di vecchi castagneti da frutto abbandonati (sia per la caduta del mercato delle castagne, sia per necessità fitosanitarie di contrasto al cancro del castagno), ma anche da superfici a ceduo destinate alla produzione di paleria per scopi agricoli e strutturali.

Lo spopolamento del territorio e la conseguente riduzione dell’utilizzo del bosco hanno determinato il progressivo accumulo di biomassa legnosa in piedi, con fenomeni di appesantimento e sbilanciamento di fusti molto sviluppati su ceppaie ormai esaurite ed invecchiate. In queste condizioni, in particolare, i cedui invecchiati di castagno sono diventati un elemento di degrado non solo sull’assetto paesaggistico e naturalistico, ma anche nei confronti dell’assetto idrogeologico del territorio, con fenomeni diffusi di crollo e sradicamento ed innesco di fenomeni erosivi e franamenti.

Analoghe situazioni si ritrovano lungo i bordi stradali e fluviali, dove lo sviluppo della vegetazione (in cui è spesso presente anche la robinia) rappresenta anche un problema di incolumità pubblica e di responsabilità dei Proprietari, oltre a rappresentare un costo per la collettività per il loro necessario taglio e smaltimento.

Tuttavia, sulla scorta di esperienze sviluppate negli ultimi anni dalla Regione Liguria e dagli Enti locali operanti nel settore, e sulla scorta di finanziamenti specifici già utilizzati e di prossima attuazione (nuovo Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020) è possibile individuare alcune nuove possibilità di rivitalizzazione del settore forestale, legate all’uso della biomassa legnosa a fini energetici, all’uso di paleria di castagno per opere di difesa del suolo a basso impatto ambientale, alla ripresa dell’uso di legname a fini strutturali e per l’artigianato locale.

Esistono alcune condizioni per l’avvio di filiere del legno, quali:

• la necessità di superare la frammentazione e la polverizzazione della proprietà mediante alcune azioni pilota di ricomposizione fondiaria sulle proprietà private, con associazionismo forestale (costituzione di consorzi forestali tra Enti, proprietari privati ed operatori del settore forestale)

• il coinvolgimento delle proprietà frazionali (Beni frazionali, Comunaglie), possibilmente riattivando i Comitati Amministrativi per la loro gestione

• l’individuazione ed il coinvolgimento degli operatori del settore esistenti sul territorio, sia nella fase di gestione del bosco (imprese, boscaioli) che in quella di trasformazione (compresi falegnami ed artigiani), incentivando la formazione specializzata

• l’individuazione di alcune aree pilota a maggiore vocazione forestale e con condizioni di intervento più “facili” (boschi con buoni volumi di legname, su pendenze medio-basse, con possibilità di realizzazione di viabilità forestale relativamente agevoli) in modo da ridurre i costi ed aumentare i ricavi, per la creazione di piccole esperienze locali

• l’individuazione di alcuni possibili sbocchi per il legname derivante dai tagli (ad es. piccole centrali a biomassa distribuite sul territorio, piccoli centri di deposito e commercializzazione di paleria e legname strutturale, ecc.)

Si deve infine considerare che gli aspetti di generale accumulo di biomassa legnosa in piedi, pur rappresentando un problema di degrado del territorio, rappresentano anche una grande opportunità di utilizzazione, potendo disporre di volumi di legname in bosco molto più elevati che in passato.

Intervenire per contrastare il degrado del territorio corrisponde quindi ad ottenere buone disponibilità di legname, al quale si deve cercare idonea collocazione, ma soprattutto a creare possibili economie locali. È in questa direzione che il Parco dell’Antola, credendo fortemente nell’azione dell’uomo nella corretta gestione del territorio alla base della biodiversità attuale, intende promuovere azioni di sviluppo del settore forestale, in condivisione con operatori locali del settore e proprietari sulla scorta di esempi analoghi già attuati in territori limitrofi.

Testo di Umberto Bruschini*

* Dottore Forestale incaricato delle indagini forestali propedeutiche alla revisione del Piano del Parco

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