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Fiori: guardare e non toccare

Fiori: guardare e non toccare

Ciao amici, vi ricordiamo che è periodo di narcisi… non raccoglieteli, ammirateli come faranno gli escursionisti che verranno dopo di voi.

Splendide fioriture si possono osservare in tutta la regione ma il primato spetta al Parco regionale dell’Antola grazie alle estese tavolazze di colori che si ammirano sui prati di crinale. Raramente si trovano fioriture così vaste come quelle che caratterizzano i pascoli dell’Antola, un ambiente ricco di endemismi e di biodiversità. È bene però ricordare che vige il divieto assoluto di raccolta, sradicamento, danneggiamento, trasporto e commercializzazione di alcune specie di fiori.

La biodiversità della Liguria, regione con caratteristiche tali da ospitare in una sottile lingua di territorio una vegetazione estremamente ricca e diversificata, è paragonabile a poche altre nel bacino del Mediterraneo.

La grande varietà di microambienti è il frutto di eventi geologici e climatici, della morfologia e posizione geografica della regione. La conformazione ad arco, la presenza del crinale appenninico che protegge dai venti freddi del nord e l’influsso marino, fanno si che possano convivere specie amanti delle alte quote con altre reperibili sulle sponde africane; un po’ come avere a contatto Tuareg ed Eschimesi o dromedari e orsi bianchi.

Il Parco dell’Antola unisce il pregio della bellezza a quello della rarità, una particolarità che lo rende appetibile al visitatore che ben volentieri si fa sedurre dalle bellezze della natura. Il nome stesso della cima più elevata del Parco, l’Antola, deriva probabilmente dal greco “anthos”, fiore, ed è pienamente giustificato dalle straordinarie fioriture di numerose specie rare e protette.

Lungo numerosi sentieri dell’area protetta regionale si possono ammirare fiori e piante che colorano in primavera-estate i prati e la dorsale appenninica. Si possono vedere il botton d’oro (Trollius europaeus), il giglio rosso (Lilium bulbiferum) e il giglio martagone (Lilium martagon), orchidee (Dactylorhiza sambucina), ampie distese di narcisi (Narcissus radiiflorus) e vari esempi di piante aromatiche e officinali come l’Arnica (Arnica montana). Tra aprile e giugno poi, una leguminosa arborea, il maggiociondolo (Laburnum anagyroides), riversa sugli escursionisti splendide cascate di fiori gialli.

Non solo: percorrendo i numerosi itinerari che dalle valli Scrivia e Trebbia arrivano a questo importante nodo orografico, si scopre come il massiccio dell’Antola sia una delle stazioni dell’Appennino con la maggiore concentrazione di farfalle diurne, comprese alcune specie la cui presenza in questa zona risale all’epoca delle glaciazioni (Mellicta aurelia, Erebia medusa e Carterocephalus palaemon, della famiglia dei Ropaloceri).

La tutela della flora spontanea

Il Parco Regionale dell’Antola rappresenta una tra le zone più varie e ricche dal punto di vista naturalistico dell’entroterra genovese e dell’Appennino ligure.

Quando però si va sui sentieri bisogna amare e a rispettare i fiori selvatici, essere consapevoli che ci sono delle norme di tutela floristica da rispettare, per evitare che un prelievo indiscriminato di tali specie causi danno al patrimonio naturalistico del Parco. Ad esempio il narciso, l’iris, i gigli arancioni sono solo alcune delle specie poste sotto la tutela della flora e della fauna di importanza comunitaria e di interesse regionale.

Domenica 21 maggio, ad esempio, un meraviglioso prato di narcisi presso Casa del Romano è stato letteralmente devastato da turisti menegreghisti che hanno pensato bene di utilizzare l’area verde come fosse un parcheggio per auto e moto. Gli agenti di polizia amministrativa hanno compilato ben 29 verbali da 204 euro l’uno per aver parcheggiato “sui narcisi”, 3 di 100 euro per la raccolta di flora protetta nonostante la legge sia in vigore dal 1984 e preveda la raccolta al massimo di 5 narcisi e due da 102 euro per circolazione fuori strada di moto sui prati! (Fonte: Repubblica di Genova)

Quindi la conservazione del nostro habitat passa anche dal rispetto di un sistema di regole che contribuisca alla difesa della flora spontanea, che oggi è per tanti motivi in pericolo, e da una corretta cultura naturalistica, capace di orientare in modo sostenibile la fruizione degli ambienti che ci circondano. Ci sono fiori che compaiono nella lista delle specie off-limits, per altre piante erbacee ed arbustive è consentita invece la raccolta complessiva giornaliera per persona, pur essendo severamente vietato sradicare le piante, asportare e distruggere le radici, i tuberi, i rizomi e i bulbi. A questo proposito è importante ricordare che esistono normative regionali di protezione e valorizzazione ambientale che, in modo più o meno diretto, provvedono alla tutela di flora e vegetazione spontanea.

Fino ad oggi le leggi vigenti in materia di tutela floristica all’interno di parchi ed aree protette, riguardano soprattutto divieti, come ad esempio l’asporto o il danneggiamento, la raccolta di esemplari che crescono su rupi, ghiaioni, pietraie e in zone umide. È stato introdotto anche il principio di considerare dannose, oltre alle alterazioni ambientali, anche le introduzioni di “specie animali o vegetali non caratteristiche dei luoghi”. Non vanno poi dimenticate le normative che riguardano la raccolta, coltivazione e commercializzazione dei funghi spontanei.

Arnica (Ph Enrico Bottino)

Tornando ai fiori, un’eccessiva raccolta può determinare la diminuzione della produzione di semi e quindi la scomparsa di una specie, la riduzione di animali che si nutrono o che necessitano della presenza di una determinata pianta per la loro sopravvivenza (gli insetti impollinatori ne sono un esempio, come anche alcune farfalle che si riproducono solo in presenza di determinate specie vegetali), che si rifletterà sui loro predatori con alterazioni della catena alimentare e riduzione del livello di biodiversità di un determinato luogo. Agli occhi degli escursionisti va considerato anche l’aspetto paesaggistico: un pascolo privo di fiori crea meno aspettative per gli amanti della natura. È dunque imprudente e sciocco raccogliere i fiori.

Testo di Enrico Bottino

 

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