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Nuova legge sui parchi, l’opinione di Roberto Costa

Nuova legge sui parchi, l’opinione di Roberto Costa

In queste settimane è in discussione alla Camera dei Deputati il disegno di legge 4144, già approvato al Senato, che contiene numerosi e sostanziali aggiornamenti e modifiche della legge sui parchi attualmente in vigore, la storica 394 del 1991.

Roberto Costa

Per comprendere meglio contenuti e finalità del disegno di legge abbiamo rivolto alcune domande a Roberto Costa, già presidente del Parco dell’Antola e attuale coordinatore di Federparchi Liguria, che, in virtù del suo ruolo istituzionale, sta seguendo da vicino tutto l’iter parlamentare del nuovo provvedimento.

Il relatore della legge, Enrico Borghi, ne ha sintetizzato lo spirito dicendo che essa consentirà di “creare un sistema nazionale delle aree protette, con una politica unitaria in cui parchi nazionali, parchi regionali e aree marine protette saranno all’interno di un unico regime di programmazione”. È un obiettivo condivisibile? Il testo di legge attualmente in discussione risponde adeguatamente a questa finalità?

“Sì è un obiettivo è assolutamente condivisibile, che consente di equiparare parchi nazionali e parchi regionali, messi finalmente sullo stesso piano d’importanza, indipendentemente dalla forma di governance e riferimenti istituzionali. È necessario che ciascuna area protetta venga considerata come elemento di un vero e proprio sistema nazionale, coordinato per finalità e programmaticamente sostenuto in funzione di obiettivi generali. La nuova legge va in questa direzione equiparando, per molteplici ambiti, parchi nazionali, regionali e aree marine protette e introducendo regole che semplificano il sistema.

Così avverrà ad esempio per le norme migliorative sulla gestione faunistica valide per i parchi nazionali, che si applicheranno anche ai parchi regionali.

Un’innovazione significativa riguarda la gestione delle aree marine protette prospicienti a parchi nazionali, che verranno inglobate nel parco come estensione a mare, cosa che, pur conservando la specialità della disciplina di tali aree, consente di unificarne il soggetto gestore, con un evidente risparmio e razionalizzazione.

Nel segno della costituzione di un sistema nazionale delle aree protette va anche l’articolo che attribuisce la competenza sulle aree della Rete Natura 2000 inserite all’interno di un parco, nazionale o regionale che sia, all’ente gestore del parco stesso.

Anche le aree contigue saranno soggette a disciplina da parte dei parchi, che oggi invece possono dare solo “indirizzi generali”, ben poco vincolanti, in merito alla loro gestione.

Sotto l’aspetto dell’ordinamento scientifico, la legge contiene poi un importante elemento d’innovazione, affidando all’ISPRA, l’Istituto superiore per la ricerca ambientale, un ente dotato di competenze e personale specializzato, le funzioni di supporto tecnico-scientifico, monitoraggio e controlli ambientali e di ricerca in materia di aree naturali protette, biodiversità e protezione dell’ambiente marino e terrestre.

Un’ultima annotazione, in fatto di razionalizzazione delle norme, riguarda il divieto di caccia nelle aree protette. La nuova legge lo afferma in modo perentorio, rimediando a una curiosa lacuna della 394, dove tale divieto non viene mai esplicitato. Inoltre si affida ai parchi la regolamentazione dell’attività venatoria nelle aree contigue, con accesso esclusivo ai “residenti venatori”, cioè a coloro che vivono nell’Ambito Territoriale di Caccia in cui si trova il Parco”.

Se non andiamo errati la legge prevede anche l’istituzione di nuovi parchi nazionali…

“È esatto e si tratta di un provvedimento che avrà ricadute importanti anche in Liguria, in quanto uno dei nuovi parchi nazionali previsti è quello di Portofino, che, in base ai provvedimenti stabiliti dalla nuova legge, andrà anche a inglobare la prospiciente area marina protetta”.

Il promontorio su cui si estende il Parco di Portofino con la prospiciente Area Marina Protetta (Ph courtesy Parcoportofino.it)

Uno dei temi fondamentali sui quali la nuova legge interviene è quello della governance dei parchi. Quali sono i principali cambiamenti in quest’ambito?

“Partiamo dalla figura del presidente. La 394 non richiedeva alcun requisito specifico per poter svolgere questo compito. Ora si introduce la richiesta di una comprovata esperienza nelle istituzioni, nelle professioni ovvero di indirizzo e gestione in strutture pubbliche o private. Vengono inoltre istituite le “quote rosa”, un provvedimento utile per sbloccare la situazione attuale, nella quale esiste sicuramente un problema di pari opportunità, visto che sul territorio nazionale la percentuale di donne presidenti di parchi è quasi nulla.

Notevoli anche i cambiamenti per quanto concerne la governance tecnica, con l’abolizione dell’albo dei direttori e la scelta affidata a una procedura ad evidenza pubblica, nella quale si privilegiano le competenze organizzative e gestionali rispetto a quelle puramente naturalistiche, definendo così un profilo del direttore più adeguato al ruolo manageriale che questi è chiamato ad assumere nella realtà odierna dei parchi. La nuova legge prevede inoltre l’affidamento dell’incarico per un massimo di 5 anni, rinnovabile un sola volta, cosa che favorirà la massima responsabilizzazione del direttore e l’abbattimento delle rendite di posizione localizzate”.

Una novità che ha fatto discutere è il maggior coinvolgimento nella governance dei parchi dei portatori di interesse locale (ad esempio rappresentanti dei produttori agricoli o altre tipologie di operatori economici del territorio). Qual è l’intento perseguito dalla legge con questo coinvolgimento?

“La legge vuol affermare il principio secondo cui all’interno delle comunità del parco, e conseguentemente dei consigli direttivi, devono essere rappresentati in modo equilibrato tutti i legittimi portatori di interesse, dagli enti locali, al mondo scientifico, alle attività produttive, all’associazionismo, ed è dalla sintesi delle loro istanze che deve scaturire, per ogni parco, un progetto strategico e gestionale completo, in grado di tutelare ambiente e biodiversità ma anche di promuovere l’uso sostenibile del territorio”.

Si può profilare il rischio – paventato da diverse associazioni ambientaliste – che, con una governance così composta, la gestione dei parchi finisca per sottomettere gli interessi della collettività a quelli dei singoli gruppi economici?

“Direi proprio di no, perché le diverse realtà e categorie produttive sono rappresentate, ma non sono in condizione di prevaricare singolarmente le strategie decise democraticamente per la gestione dell’area protetta”.

Altra innovazione molto discussa è quella relativa ai cosiddetti “pagamenti ecosistemici”, ci può spiegare di cosa si tratta?

“La legge introduce il concetto secondo cui le realtà imprenditoriali che già ora operano legittimamente all’interno dei parchi, con attività che in qualche modo hanno un impatto sull’ambiente naturale – ad esempio le attività estrattive, gli oleodotti, i cantieri navali o gli impianti di produzione e trasporto di energia – debbano risarcire economicamente gli enti di gestione delle aree protette per le spese che questi sostengono, in quanto soggetti istituzionalmente delegati al recupero ambientale e della naturalità.

Nulla a che fare, quindi, con quel sistema di compensazione che alcuni hanno paventato, a causa del quale i parchi finirebbero per dare il via libera allo sfruttamento indiscriminato del territorio in cambio di denaro”.

Il lago e la diga del Brugneto, nel Parco dell’Antola

Stando ai detrattori, questa legge rappresenterebbe un passo decisivo nella direzione dei “parchi azienda” pensati cioè come strutture che debbono generare reddito, ciò a possibile discapito del loro ruolo di tutela ambientale. Qual è la sua opinione in proposito?

“Ritengo che le due cose siano tutt’altro che in contraddizione e che oggi i parchi non possano limitarsi a tutelare la biodiversità e i beni naturali o quelli storici e paesaggistici, ma debbano anche essere promotori di sviluppo del territorio per quanto riguarda le attività tradizionali (agricoltura, selvicoltura, allevamento) e il turismo sostenibile.

I parchi devono rappresentare sul territorio, in modo capillare, il ruolo di “laboratori dell’eccellenza”, in grado di esercitare al loro interno buone pratiche sulla biodiversità e sulla gestione faunistica, sull’uso del territorio, sulla produzione di energia, su un’agricoltura non inquinante, sul turismo sostenibile in grado di essere poi esportate al resto del territorio, con ricadute positive per tutte le economie locali”.

A che punto è ora l’iter di approvazione della nuova legge?

“La legge è in discussione alla Camera dei Deputati dopo essere stata approvata dal Senato e dalla Commissione Ambiente della Camera. Se il testo che uscirà dalla Camera sarà diverso da quanto approvato dal Senato dovrà tornarvi per l’approvazione delle modifiche, sperando in un percorso semplificato il Commissione che consenta di vederla approvata prima del termine della legislatura.

Dovendo riassumere in un giudizio sintetico, come valuta il disegno di legge che sta per essere licenziato dalla Camera?

“Come Federparchi abbiamo preso parte alla fase di consultazione per la predisposizione del testo di legge e abbiamo espresso le nostre istanze. Alcune sono state accolte, altre no. Si poteva fare di meglio? Probabilmente sì. Ad esempio suscita perplessità il fatto che i Piani dei Parchi, soggetti ad approvazione da parte istituzionale, debbano poi essere assoggettati anche alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS), procedura che appare solo come un inutile appesantimento burocratico.

Però la legge che sta prendendo forma in Parlamento contiene svariati elementi d’innovazione, assolutamente necessari e attesi ormai da tempo.

La 394 è stata una buona legge, anzi una legge di assoluta avanguardia se si pensa al periodo in cui è stata promulgata! Ma dal 1991 a oggi sono cambiate tante cose e la 394 è ormai “invecchiata” e necessita di un sostanziale rinnovamento.

Le norme della nuova legge, se approvate, consentiranno di accrescere le capacità operative dei parchi e la loro stabilità, consegnando loro un futuro di maggiori certezze e di più stretta integrazione con l’intero sistema istituzionale”.

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