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La carta d’identità del Parco

Il Parco Naturale Regionale dell’Antola, costituito dai territori montani di dodici comuni delle alte Valli Scrivia e Trebbia, rappresenta una tra le zone più varie e ricche dal punto di vista naturalistico dell’entroterra genovese e dell’Appennino ligure.

Il territorio collinare-montano si sviluppa lungo un crinale che segue il confine della Liguria con il Piemonte a nord e, nell’estremo tratto orientale, con l’Emilia Romagna. Comprende due vallate – Alta Valle Scrivia e Alta Val Trebbia – che presentano aspetti geo-morfologici molto differenti, passando da formazioni rocciose come il conglomerato di Savignone ai pendii più dolci del calcare marnoso dell’Antola.

Cuore dell’omonimo Parco, sul crinale che raccorda l’Alta Valle Scrivia con l’Alta Val Trebbia, il Monte Antola (1597 m) ne è la cima più elevata.

Foto della Croce sull'Antola

Istituzione:

  • 27.12.1989 (istituzione di due aree protette); L.R. n.12 – 22.02.1995 (accorpamento e riclassificazione).

Superficie:

  • area protetta 4.837 ettari;

Ente di gestione:

  • Ente Parco Naturale Regionale dell’Antola

La storia del Parco Antola

I primi parchi italiani nacquero dalla trasformazione di antiche riserve di caccia, come nel caso del Parco Nazionale del Gran Paradiso (1922) e del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (1923). Quest’ultimo, tra l’altro, nacque anche grazie all’impegno di un genovese illustre: il marchese Giacomo Doria, fondatore dell’omonimo Museo di Storia Naturale del capoluogo ligure.

Immagine in bianco e nero del Parco Antola

Un’immagine di archivio che raffigura il Monte Antola, da cui prende il nome l’intero comprensorio del Parco.

In Liguria, le aree di maggior pregio ambientale sono state individuate con la Legge Regionale n. 40/77 che indicava, quali meritevoli di tutela speciale, territori che recavano i segni di una millenaria presenza umana, custodi di valori faunistici, floristici e vegetazionali e con manufatti e paesaggi complessi, tipici della cultura materiale che li sottende.

Passaggio determinante per il consolidamento dei parchi liguri è stata la Legge Regionale n. 12/95 (conseguente alla citata legge quadro, n. 394/91) che ha riclassificato a parco o riserva, le precedenti aree protette, affidandone la gestione ad appositi enti dotati di personale e strutture propri.

Le aree protette liguri gestiscono ambiti territoriali che interessano valli appenniniche e foci di fiumi, coste ancora ricoperte dalla macchia mediterranea e montagne già appartenenti, per flora e fauna, agli ecosistemi alpini e rappresentano l’occasione per il recupero e il mantenimento delle risorse socio-economiche tradizionali, come quelle forme di agricoltura, artigianato e pesca che tanta parte hanno avuto nella storia e nello sviluppo della cultura regionale.

La vista che si può godere dal Rifugio Parco Antola domina tutta la sottostante vallata.

La vista che si può godere dal Rifugio Parco Antola domina tutta la sottostante vallata.

A queste si aggiungono azioni finalizzate alla valorizzazione del territorio (anche attraverso il restauro dei centri storici e degli edifici di particolare interesse architettonico), per lo sviluppo dell’economia tradizionale di montagna legata all’agricoltura e all’allevamento, del turismo ambientale ed enogastronomico, alla promozione delle attività sportive all’aria aperta, come il trekking, la mountain bike e l’equitazione.

È quanto accaduto, ad esempio, per il Parco Naturale Regionale dell’Antola che si è prodigato per affermare il ruolo che l’Ente di gestione può interpretare per lo sviluppo del territorio.

Un sentiero in mezzo ai prati verdi sul Monte Antola

Il Parco Antola, grazie ai suoi boschi e alle vette è uno dei luoghi migliori della Liguria per dedicarsi alle attività outdoor.

La strategia seguita è stata quella di operare concretamente attuando progetti che potessero incidere sull’economia locale, promuovendo nello stesso tempo tutte le attività tradizionali, nella consapevolezza che proprio queste attività, e quindi uno sviluppo territoriale equilibrato, sono fondamentali nel mantenimento e nella conservazione del patrimonio ambientale.

Il risultato è nel suo complesso confortante. Proprio grazie a un diverso atteggiamento delle comunità locali, che vedono ora il parco come “valore aggiunto”, è cresciuto e si sta consolidando il senso di appartenenza della popolazione. Ciò ha consentito di individuare strategie di sviluppo condivise, rivolte a garantire la qualità ambientale, la manutenzione e la fruizione del territorio.

Immagine dell'interno del Centro visita sul Lupo, nel territorio del Parco dell'Antola

Il lupo è ritornato a popolare i boschi dell’Appennino e, in particolare. Per questo il Parco Antola ha dedicato un centro visita per sensibilizzare

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