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I Pipistrelli: l’Antola di notte

I Pipistrelli: l’Antola di notte

Nelle quiete notti del Parco dell’Antola vi è una presenza, nota a pochi, che vola silenziosa nel cielo, compiendo acrobazie a dir poco spettacolari

Si tratta di pipistrelli, piccoli mammiferi dotati di leggere “mani alate” (da cui il nome scientifico Chirotteri), che durante l’oscurità fanno incetta di insetti, catturandoli in volo o mentre questi riposano tra la vegetazione o ancora tendendo loro trappole rimanendo appesi ai rami e spiccando il volo all’occorrenza. Quello che per l’uomo è un universo silenzioso, è in realtà una cacofonia di suoni o meglio di ultrasuoni, che i pipistrelli emettono per orientarsi nel buio e catturare le loro prede o semplicemente per comunicare uno con l’altro; le grandi orecchie di questi animali sono potentissime parabole che captano gli echi degli ultrasuoni, facendo dei pipistrelli il gruppo di specie con l’udito maggiormente raffinato.

Al lettore attento non sarà sfuggito il plurale: al mondo si contano infatti oltre 1200 specie appartenenti all’ordine dei chirotteri, ognuna con le proprie caratteristiche e le proprie abitudini. Proprio quest’anno l’Ente Parco ha destinato ampio spazio alla ricerca scientifica su questo gruppo per capire quali specie utilizzassero il territorio dell’area protetta e dove queste si potessero trovare, allo scopo di poterle conservare al meglio.

Non si dimentichi che i pipistrelli sono tutelati dalla normativa nazionale e comunitaria: tutte le specie necessitano infatti una protezione rigorosa e, per alcune, si richiede addirittura l’identificazione di Siti di Importanza Comunitaria, ovvero zone importanti da proteggere perché i chirotteri vi trovano cibo o siti di rifugio. I ricercatori hanno quindi dedicato l’estate a studiare i pipistrelli del Parco: muniti di bat-detector (uno strumento che permette loro di sentire gli ultrasuoni e riconoscere le diverse specie), torcia e taccuino hanno esplorato il territorio per capire quali ambienti siano maggiormente idonei alla loro presenza e quante e quali specie vi fossero.

Il Pipistrello nano è stato sentito (e visto) cacciare incessantemente sotto i lampioni, il Vespertilio di Daubenton è stato osservato catturare insetti sul lago del Brugneto usando l’ala come guadino, le Nottole sono state udite mentre si cibavano in alto nel cielo. E non è tutto perché sono state identificate ben 16 specie diverse, su un totale di 34 presenti in Italia, una ricchezza sicuramente elevata per l’Appennino ligure. Altra importante attività è stata la ricerca dei siti di rifugio.

All’alba, quando i pipistrelli rientravano per il meritato riposo e sotto gli occhi incuriositi degli abitanti mattinieri, i ricercatori hanno vagato sperando di osservare uno degli spettacoli più emozionanti che si possano immaginare: il rincorrersi e richiamarsi di tanti individui della stessa specie che, dopo una notte di intensa attività di caccia, si radunano per tornare al sito di rifugio utilizzato durante il giorno e dopo alcuni minuti di questa “danza” svaniscono dentro una finestra, un albero, una fessura.

Gli sforzi sono stati ripagati: la chiesa di Propata si è infatti rivelata quale luogo prescelto da alcuni Rinolofi minori del Parco. La collaborazione degli abitanti del luogo è stata provvidenziale nel permettere ai ricercatori di visitare l’edificio e comprendere che proprio nel sottotetto di quella chiesa le femmine adulte, all’incirca nella prima metà di giugno, mettono al mondo i loro piccoli (uno per ciascuna) e li curano per circa due mesi fino a quando saranno autonomi; se nascono femmine è molto probabile che saranno per tutta la vita fedeli a quella chiesa e vi torneranno ogni estate per fare quello che hanno fatto le generazioni precedenti, a patto che nessuno distrugga o modifichi il luogo prescelto.

Altri rifugi sono stati identificati sotto numerosi ponti e ancora in edifici non abitati o poco utilizzati (rimesse, depositi attrezzi, fienili). Tutte queste informazioni permetteranno di elaborare le più idonee misure di conservazione per i chirotteri dell’Antola, che devono essere intese come una sorta di linee guida utili all’Ente e alla popolazione per sapere cosa fare e cosa evitare per la loro salvaguardia, ricordandoci che basta poco per una convivenza pacifica uomo-pipistrelli e la loro presenza non deve essere vista come un ostacolo alle nostre intenzioni.

E’ pur vero che dobbiamo porre una certa attenzione in alcune situazioni (ad esempio quando è necessario effettuare i lavori di ristrutturazione di un edificio è bene accertarsi di non distruggere o alterare un sito di rifugio), essi sono un importante tassello della biodiversità del nostro pianeta e sono quindi alla base della nostra sopravvivenza. Non si dimentichi che mangiano grandi quantità di insetti: studi americani hanno per esempio evidenziato un aumento del costo di produzione dei prodotti agricoli (a causa della grande quantità di pesticidi utilizzati) in seguito alla diminuzione di alcune popolazioni di pipistrelli. Molto rimane ancora da conoscere e comprendere: se si pensa per esempio che il Miniottero è una specie che ogni notte può percorre anche fino a 30 km dal sito di rifugio fino alle aree di alimentazione, è spontaneo interrogarsi su quali percorsi gli individui facciano per giungere fino all’Antola o quale sia il luogo di origine.

Ed è doloroso apprendere che poco lontano un gruppo di Miniotteri svernante in una galleria artificiale sia messo in pericolo da un progetto di realizzazione di una nuova centrale idroelettrica, perché potrebbero essere proprio i “nostri” pipistrelli. Quanto sarebbe importante poter rispondere ad ognuna di queste domande; solo così potremmo essere certi di avere tutte le informazioni per una strategia di conservazione efficace. Per il momento però possiamo rilassarci.

La stagione sta terminando e i chirotteri che hanno trascorso quest’ultimo periodo alla ricerca di partners riproduttivi, stanno raggiungendo i loro siti di svernamento, dove passeranno i mesi più freddi dell’anno quando il cibo scarseggia. Grotte, alberi, fessure sono i siti prescelti dalle diverse specie e anche in questo caso si richiede all’uomo un po’ di attenzione: non svegliare un pipistrello in letargo perché esso ha accuratamente accumulato grassi sufficienti a vivere spendendo il minimo di energia possibile, quindi se si attiva sarà destinato a non sopravvivere! L’intero ecosistema ne gioverà, uomo compreso! Appuntamento alla prossima primavera!

Testo e foto di:
Paola Culasso 

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