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Il GAMBERO di fiume nel Parco

Il GAMBERO di fiume nel Parco

Attraversando ora folte aree boscate aggrappate a pendii scoscesi ora snelle cinture arbustive fortemente ancorate a greti sassosi e ciottolosi, è possibile andare a scovare uno dei più elusivi abitanti di questi corsi d’acqua, il gambero di fiume, sfuggente ma da sempre conosciuto dagli abitanti di queste vallate.

L’Austropotamobius pallipes (Le- reboullet, 1858) dal Medioevo in avanti è sempre stato un’apprezzata fonte di proteine, più facilmente reperibile e catturabile rispetto ai pesci, lesti coinquilini di pozze e correntini. Al di là delle continue revisioni circa la sua classificazione, Austropotamobius pallipes, considerato “vulnerabile” a livello europeo, rappresenta una delle sei specie indigene di gamberi europei.

In grado di vivere anche più di 10 anni, è normalmente caratterizzato da una colorazione del dorso variabile da bruna a bruno-olivastra, anche se possono essere osservati esemplari completamente neri, grigio-biancastri o anche beige.

Gambero di fiume

La regione ventrale è più chiara con il lato inferiore delle chele che può assumere una colorazione biancastra. Prevalentemente zoofago, soprattutto da adulto è un opportunista politrofico: detrito organico su cui si sviluppi una sottile patina costituita da funghi, batteri e protozoi, piante vive, macroinvertebrati acquatici ed insetti terrestri che cadano in acqua rappresentano la sua dieta.

Specie di acque correnti, fresche, limpide e ben ossigenate, il gambero di fiume ha una discreta capacità di adattarsi anche a fondali più limosi e ad ambienti lacustri: importanti sono la ricchezza di carbonato di calcio delle acque, l’assenza di inquinanti o sedimenti in sospensione e la disponibilità di rifugi, rappresentati da rocce, radici sommerse, accumuli fogliari o manufatti umani ricchi di anfratti.

Austropotamobius pallipes

Nonostante l’attuale stato di conservazione veda diverse popolazioni liguri di gambero di fiume attraversare una fase di crisi, il comprensorio dell’Antola ha regalato, durante gli ultimi anni di ricerche e sopralluoghi, popolamenti ben radicati e strutturati ed in buono stato di salute.

Questo è in particolar modo vero per la parte alta dei bacini imbriferi, segnale evidente di ambienti, acquatici e ripariali, caratterizzati in generale da una buona struttura e funzionalità ecologica. Spostandosi a valle su corsi d’acqua di maggiori dimensioni, ci si trova di fronte a popolamenti un po’ più esigui, ma questa è una situazione che rientra nella normale distribuzione e strutturazione della specie.

Pacifastacus leniusculus

A quanto sopraesposto fa da contraltare quella che rappresenta, ad oggi, solo una minaccia, ma che potrebbe trasformarsi in futuro in una pressione effettiva: la presenza nel Lago del Brugneto del gambero della California Pacifastacus leniusculus (Dana, 1852), crostaceo decapode estremamente competitivo nonché abile colonizzatore di ambienti fluviali. Limitato al momento al solo invaso artificiale, potrebbe un domani diffondersi nel bacino del Trebbia, andando ad intaccare le popolazioni di A. pallipes presenti in questo bacino.

Testi di Matteo Capurro e Luca Ciuffardi*

* Naturalisti incaricati delle indagini relative alle acque dolci propedeutiche alla revisione del Piano del Parco

 

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