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Biodiversità: vita sotto l’acqua…

Biodiversità: vita sotto l’acqua…

Sensibili e diffidenti nei confronti dell’uomo, a volte assolutamente invisibili, i pesci sono una presenza costante nei corsi d’acqua del Parco dell’Antola.

Zona a Trota o a Salmonidi, Zona Mista e Zona a Ciprinidi reofili: percorrendo uno dei reticoli appenninici dell’Antola dalle sorgenti al tratto pedemontano è possibile incontrare una successione di habitat e comunità ittiche caratterizzate da elementi morfologici e funzionali peculiari. Se Salmo trutta, la trota fario europea, è regina incontrastata dei tratti turbolenti separati da buche e piccole cascate, la sua coesistenza con altre specie si fa via via più evidente scendendo verso valle.

Trota fario

Il vairone Telestes muticellus ed il barbo canino Barbus caninus sono i primi ad affiancarsi a lei laddove la corrente trovi elementi che ne rallentino un po’ l’impeto creando aree di calma o buche un po’ più profonde. Mentre il barbo canino tende a vivere anche nei tratti medio-alti a stretto contatto con la trota, il vairone rappresenta invece una specie capace di raccordare la Zona dei Salmonidi con quella dei Ciprinidi tipici dei tratti di media e bassa valle, dove il torrente si allarga e lascia spazio alle prime successioni di piane e correntini.

La trota fario mediterranea (1) si riconosce generalmente dalla fario atlantica (2) per l’evidente macchia scura preopercolare, per la presenza di bande scure verticali sui fianchi anche negli adulti e di macchiettature più fini di vario colore (Disegni M. Cavassa)

Cavedano Squalius squalus e barbo comune Barbus plebejus sono infatti altre presenze ben note che, sebbene con popolazioni non sempre ben strutturate, vanno ad occupare le lame d’acqua che si sviluppano nei tratti dove il corso d’acqua inizia a scorrere più placidamente.

Cavedano (Squalius squalus)

Il cavedano è una specie estremamente adattabile: pur prediligendo il tratto intermedio dei corsi d’acqua è infatti diffuso in tanti tipi di acque, come per esempio le calme acque del Lago del Brugneto.
A differenza del cavedano, che ama nuotare a mezz’acqua, il barbo comune vive e si nutre a stretto contatto con il fondo dei corsi d’acqua, in particolare in zone ricche di rifugi e fenditure tra le rocce, dove cattura macroinvertebrati bentonici grazie all’impiego delle numerose terminazioni sensoriali presenti nei barbigli. L’aspetto più affascinante di un corso d’acqua è che, nei suoi confronti, nulla può essere generalizzato, per cui non in tutte le aste fluviali possiamo trovare le stesse successioni morfologiche e funzionali e quindi le stesse specie e comunità.
Questo anche perché fenomeni naturali e presenza dell’uomo sul territorio non sempre interagiscono e si compenetrano allo stesso modo.
 Se, quindi, sia nelle “valli dello Scrivia” sia in quelle “del Trebbia” possiamo trovare la sanguinerola Phoxinus phoxinus, il mimetico cobite Cobitis bilineata e l’elusivo ghiozzo padano Padogobius bonelli, sullo Scrivia possiamo osservare anche la lasca Protochondrostoma genei, l’alborella Alburnus arborella ed il gobione Gobio benacensis.

Ghiozzo padano

Tutte queste specie, con un’unica eccezione relativa alla sanguinerola, non autoctona per il territorio ligure, costituiscono entità originarie dei corsi d’acqua del versante padano; con la loro presenza rivelano l’integrità del comprensorio dell’Antola e dei suoi ambienti acquatici, che malgrado l’esistenza di pressioni antropiche continuano a rappresentare aree di grande pregio per la conservazione della biodiversità.

Testi di Matteo Capurro e Luca Ciuffardi*

* Naturalisti incaricati delle indagini relative alle acque dolci propedeutiche alla revisione del Piano del Parco

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