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Il testo della Strategia Nazionale per la Biodiversità (documento di cui il nostro Paese si è dotato quale strumento di integrazione delle esigenze di conservazione ed uso sostenibile delle risorse naturali nelle politiche nazionali di settore, in coerenza con gli obiettivi previsti dalla Strategia Europea per la Biodiversità) definisce la biodiversità come “La varietà degli organismi viventi, la loro variabilità genetica e i complessi ecologici di cui fanno parte”.

A partire dalla fine degli Anni ’80, la comunità scientifica, i governi e l’opinione pubblica, hanno preso progressivamente coscienza di come la biodiversità costituisca uno dei cardini essenziali per il buon equilibrio degli ecosistemi naturali e per la stessa sopravvivenza della specie umana.

In rosso le aree del mondo caratterizzate dal più alto tasso di biodiversità. Il bacino mediterraneo e l’Italia in particolare, sono un vero e proprio scrigno di diversità biologica

Si è così passati da strategie di conservazione focalizzate sulla protezione di singole specie, a una visione più complessa e articolata che ha trovato il suo fondamentale riconoscimento istituzionale con la Convenzione sulla Biodiversità, che i governi di tutto il mondo hanno sottoscritto nel corso dello storico Earth Summit di Rio del 1992 e che riconosce come assolutamente prioritaria la necessità di conservare le specie selvatiche assieme agli habitat naturali e seminaturali, ponendosi l’obiettivo di “anticipare, prevenire e attaccare alla fonte le cause di significativa riduzione o perdita della diversità biologica”.

 

La Rete Natura 2000

In sintonia la stipula della Convenzione sulla Biodiversità i paesi membri della Comunità Europea hanno avviato e sviluppato negli anni di apposite strategie e strumenti volti a “proteggere e, ove necessario, risanare il funzionamento dei sistemi naturali ed arrestare la perdita di biodiversità”.

Il più importante di questi è sicuramente rappresentato dalla Rete Natura 2000, una rete ecologica istituita dalla direttiva 43/1992/CEE, conosciuta come direttiva “Habitat”, che individua alcuni ambienti e alcune specie che gli stati membri sono tenuti a proteggere per la salvaguardia della biodiversità.

L’idea centrale della Rete Natura 2000 è che la natura non si ferma ai confini amministrativi e che quindi per preservarla è necessario utilizzare un approccio su scala internazionale.

Non solo: il principio della rete mette in evidenza come, ai fini della conservazione della biodiversità, sono importanti tanto i “nodi” (cioè le zone di maggior naturalità) quanto le aree circostanti che, per quanto a prima vista non mostrino particolari rilievi sotto l’aspetto paesaggistico e naturalistico, costituiscono veri e propri “corridoi ecologici”, senza i quali gli habitat naturali vanno incontro a un fenomeno di frammentazione che, inevitabilmente, finisce per impoverire la diversità biologica.

Viste le peculiarità storiche e ambientali dell’Europa, continente ad levata e antichissima antropizzazione, all’interno della Rete sono stati inseriti non solo gli habitat naturali incontaminati, ma anche quegli ambienti trasformati dall’uomo nel corso dei secoli, che rappresentano aree importanti per la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali.

 

Regioni biogeografiche, SIC, ZPS e ZSC

Per dare al sistema europeo di protezione della biodiversità un vero respiro sovranazionale, sull’intero territorio continentale, sono state individuate 9 regioni biogeografiche, la cui estensione prescinde da qualsiasi confine amministrativo e nell’ambito di ciascuna delle quali rientrano territori con caratteristiche ecologiche omogenee. È proprio sulla base di questa “mappatura biologica” del continente che vengono selezionati i territori da inserire nella Rete Natura 2000.

Le aree che compongono la Rete Natura 2000 sono denominate SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zone di Protezione Speciale).

I SIC, vengono istituiti sulla base delle liste nazionali che ogni stato membro redige tenendo conto delle indicazioni scientifiche fornite dalla direttiva Habitat. Sulla base dei siti proposti (pSIC) la Commissione europea adotta le liste ufficiali dei SIC, una per ciascuna delle regioni biogeografiche in cui è suddivisa l’Unione.

I SIC devono essere successivamente designati come ZSC, Zone Speciali di Conservazione, qualifica che comporta l’adesione di specifiche misure di tutela conservazione.

Nella rete Natura 2000 entrano a far parte anche le ZPS, Zone di Protezione Speciale, individuate direttamente dagli stati dell’Unione e istituite per la protezione specifica dell’avifauna, in linea con la direttiva “Uccelli”.

SIC e ZPS in Liguria

Grazie alla sua peculiare posizione geografica la Liguria è una delle regioni più ricche di biodiversità, nella quale sono ben rappresentate tutte e tre le aree biogeografiche presenti sul territorio italiano: quella continentale, quella alpina quella mediterranea, con ben 125 SIC (99 terrestri e 26 marini) e 7 ZPS, che coprono nel loro complesso una superficie di più di 147.000 ettari.

La Rete Natura 2000 in Liguria annovera 75 degli oltre 200 ambienti indicati dalla direttiva Habitat, 14 dei quali designati come prioritari. Fra questi i prati aridi con arbusti su substrati calcarei, caratterizzati dalla presenza di varie specie di orchidee, le zone paludose e di torbiera, i boschi di roverella e le faggete appenniniche. 46 sono le specie animali segnalate nei SIC liguri che compaiono negli allegati della Direttiva Habitat e 88 le specie segnalate dalla Direttiva Uccelli.

Informazioni approfondite su SIC e ZPS in Liguria sono disponibili sul sito dedicato.

Il Parco dell’Antola e la Rete Natura 2000

Il territorio del Parco dell’Antola comprende (del tutto o in parte) le aree di ben 5 SIC afferenti all’area biogeografica continentale, oggi designati come ZSC, Zone Speciali di Conservazione, sulla base del Decreto del Ministero della Tutela dell’Ambiente e del Territorio emanato in data 13 ottobre 2016:

All’interno di questi siti sono presenti una flora e una fauna eccezionalmente ricche, con ambienti di tipo alpino in contesto appenninico a pochi chilometri dalla costa, nonché habitat forestali, rupestri e acquatici di eccellente qualità.

Le tipologie di vegetazione spaziano da quella ripariale e fluviale lungo i corsi d’acqua ai ai castagneti e cerreti sui pendii delle valli fino agli 800 m circa, per lasciare il posto, oltre gli 800 m e sui versanti a nord, ad estese faggete. Mentre, in prossimità dei crinali, dominano le praterie.

Numerose sono le specie floristiche presenti. La grande varietà di ambienti e condizioni microclimatiche assai particolari, consente, infatti, la presenza di oltre una ventina di specie rare in Liguria o endemiche con areali ristretti come ad esempio le vistose Nigritella rhellicani e Iris graminea, o le importanti Tetragonolobus maritimus e Epipactis palustris indicatrici di particolari condizioni ecologiche. Non vanno dimenticate anche specie legate ad ambienti umidi come Huperzia Selago rara in Liguria e Italia.

Tra le oltre 20 specie rare presenti nell’area protetta 4 rientrano nella lista rossa IUCN delle specie in via di estinzione, di cui 3 classificate come Least Concern, ovvero specie al momento diffuse (Arnica montana, Dactylorhiza sambucina e Nigritella rhellicani) e una (il bucaneve Galanthus nivalis) nella categoria Near Threatened, ovvero specie che si avvicinano alla vulnerabilità. Moltissime le specie protette ai sensi della recente normativa in materia di biodiversità, oltre 30 specie infatti fanno parte degli allegati A o B della L.R. 28/2009, con relativi livelli di tutela.

Gli habitat del Parco, ricchi e diversificati, ospitano numerose specie di mammiferi tra le più importanti va sicuramente citato il Daino ( Dama dama) che, seppur specie alloctona, ha ormai colonizzato l’intera val Brugneto e le valli limitrofe e la cui presenza sta diventando un’importante attrattiva turistica, il cinghiale (Sus scrofa), l’ormai stabile capriolo (Capreolus capreolus) e il lupo (Canis lupus), divenuto un vero e proprio animale simbolo del Parco. Anche la fauna fluviale è particolarmente ricca, grazie all’eccellente qualità dei corsi d’acqua, che consente la presenza di pesci come il barbo e il vairone.

I SIC-ZSC Conglomerato di Vobbia e Parco Antola si distinguono per il numero di specie che compongono l’avifauna locale (oltre 40), mentre sono 780 le specie di lepidotteri e insetti, che fanno attribuire all’area protetta il nome di “Parco delle farfalle”.

Il SIC-ZSC Parco Antola fa inoltre parte delle Prime Butterfly Areas in Europe, ovvero siti prioritari di conservazione per le farfalle, grazie alla presenza di moltissime falene, tra cui l’Euplagia quadripunctaria, specie di importanza prioritaria. Altra curiosa presenza è data dalla farfalla Maculinea re belii.

L’elevata naturalità degli ambienti e il limitato, e in alcuni casi assente intervento dell’uomo, è avvalorata dalla presenza di oltre 50 specie tra artopodi, anfibi, rettili, mammiferi e uccelli ritenuti importanti e oggetto di tutela secondo le normative comunitarie definite nel formulario standard SIC/ZPS.

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