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Sicuri sul sentiero

Sicuri sul sentiero

Per gli amanti della natura e dell’ambiente camminare sull’Appennino ligure è una delle sensazioni più belle che si possono provare, tuttavia è necessaria prudenza, infatti, anche in un ambiente “amico” come può essere il Parco Regionale dell’Antola si possono nascondere pericoli imprevedibili.

Nell’area protetta le prime fioriture annunciano l’arrivo della bella stagione, riprendono così le attività all’aria aperta e con esse il verificarsi di spiacevoli infortuni… Infatti, gli incidenti sul nostro Appennino ligure incidono di più nel periodo estivo in proporzione alla maggiore attività all’aria aperta e alla frequentazione dei sentieri da parte degli escursionisti.

Purtroppo la passione del camminare è sovente affrontata con assoluta leggerezza, le statistiche e la tipologia d’intervento dimostrano che tanti guai si potrebbero evitare attenendosi alle comuni norme di sicurezza, sarebbe addirittura sufficiente in alcuni casi indossare abbigliamento e calzature adeguate all’ambiente e alle condizioni climatiche tipiche del nostro entroterra ligure.

Noi tutti infatti, dobbiamo sapere che gli uomini del soccorso mettono a repentaglio la propria vita per portarci in salvo, quindi prima d’incamminarci lungo i sentieri della natura dobbiamo usare il buon senso e essere coscienti che la richiesta di assistenza deve essere motivata; questo perché dal 2009 ad oggi abbiamo assistito ad un numero sempre crescente d’interventi e nel 70% dei casi erano persone illese o leggermente ferite. Questa è una precisazione doverosa, dobbiamo però sottolineare un aspetto ancora più importante: in caso d’infortunio non dobbiamo sostituirci per nessuno motivo al primo soccorritore se non sappiamo come intervenire perché nell’assistere e aiutare un infortunato bisogna avere conoscenza e cosclienza di quello che si fa.

Fortunatamente, quando la nostra sagacia e prudenza non riesce a sopperire alle difficoltà e la Natura ci coglie impreparati anche su terreno facile e per incidenti apparentemente banali, c’è sempre qualcuno che riesce ad aiutarci e, in molti casi, a salvarci da brutte avventure.

il Castello della Pietra che con i suoi torrioni di conglomerato non ha nulla da invidiare alla fortezza di Minas Tirith del regno di Gondor nel Signore degli Anelli (Ph Enrico Bottino)

Le prime regole da seguire per camminare in sicurezza

Per essere sicuri sul sentiero è necessario partire da alcune norme di buon senso – che naturalmente sono valide sempre e ovunque, dall’arco alpino alla dorsale appenninica, fino ai tratti costieri – e da altre accortezze dettate dagli “esperti”, che andranno adattate alla zona percorsa e alle sue caratteristiche.

Il numero di interventi di soccorso in montagna hanno messo in evidenza che il pericolo maggiore è dovuto alla scarsa percezione dei rischi da parte di chi ha poca esperienza, anche su terreno facile e per incidenti apparentemente banali come una semplice scivolata, magari dovuta alla disattenzione, alla poca familiarità con terreni impervi, allo scarso allenamento e spesso per una inadeguata alimentazione, prima e durante l’escursione.

Nel trekking è importante valutare con oggettività le proprie caratteristiche, quindi, se il nostro livello di allenamento non è ottimale, meglio dirottare su escursioni più brevi e con dislivelli non eccessivi (giusto 400 metri a salire, non di più). Inoltre, la prima regola da seguire è non sopravalutarsi: rischiate di farvi male se subentra la perdita di concentrazione dovuta all’affaticamento.

Anche l’equipaggiamento personale è fondamentale, quindi, se non possediamo l’abbigliamento adeguato e l’attrezzatura giusta le strade da seguire sono due: quella che porta alla prima rivendita specializzata per acquistare l’equipaggiamento necessario, oppure dirottare su una gita più soft e semplice.

Preparazione fisica, equipaggiamento ed esperienza sono pertanto elementi importanti nella scelta della nostra meta ma non sufficienti: essere consapevoli del tipo d’itinerario che vogliamo percorrere è un altro aspetto fondamentale della nostra sicurezza. Suggeriamo, una volta scelto il percorso, di studiarlo a tavolino per ridurre i rischi d’imprevisti e non trovarci in difficoltà. A noi ancora prima di camminare piace usare la testa. Un passo dopo l’altro… iniziamo a pianificare la nostra escursione. Non facciamo il passo più lungo della gamba!

Per far questo dobbiamo raccogliere tutte le informazioni necessarie sull’itinerario (consultando anche il sito ufficiale dell’Ente Parco) che più di altri ha stimolato il nostro interesse, quindi guide dedicate all’escursionismo e cartine della sentieristica.

Ricordiamoci però che il trekking deve risultare un’esperienza piacevole e tutto questo non deve spaventare chi si avvicina per la prima volta all’escursionismo e chi “sale in montagna” occasionalmente: in cambio del rispetto di poche “regole”, l’ambiente del nostro Appennino regala sensazioni ed emozioni uniche.

Elisoccorso, Pian della Cavalla, Liguria (Ph Enrico Bottino)

A questo punto non resta che elencare i suggerimenti fondamentali da seguire per mettersi in cammino:

  • Scegliere gli itinerari in funzione delle capacità fisiche e tecniche: durata del percorso, dislivello, esposizione dell’itinerario al sole e al vento.

  • Documentarsi sulle caratteristiche del percorso, assumendo informazioni tramite una carta (distanze, dislivello, fontane, rifugi, ecc.) e chiedendo notizie sull’effettiva percorribilità dei sentieri (ad enti locali, CAI, FIE, Parchi). Studiare gli eventuali itinerari alternativi per il rientro. Individuare con certezza i segnavia che contrassegnano l’itinerario (colore, numero, forma, sequenza, segnaletica CAI bianco/rossa o FIE geometrica/multicolore).

  • Dotarsi di un abbigliamento e un equipaggiamento consono all’impegno e alla lunghezza dell’escursione (con intimo di ricambio, strato caldo, giacca a vento, guanti, cappello/berretto, scarponi, occhiali da sole, crema solare, generi di conforto alimentare, sufficiente scorta di acqua in merito alle ore di percorso e alla temperatura).

  • Riporre nello zaino l’occorrente per eventuali situazioni di emergenza (telo termico, lampada frontale o torcia, coltello, nastro adesivo, fischietto, ecc.) insieme ad un piccolo kit di pronto soccorso, anche con farmaci eventualmente già utilizzati per una terapia personale (in caso di ritardo nel rientro o imprevisti). Il kit dovrebbe almeno contenere: fazzoletti disinfettanti monouso, cerotti medicati di varie misure, alcune garze sterili, un rotolo di cerotto, una benda elastica, due bende (8-10cm), una busta di ghiaccio istantaneo, una benda di contenimento con spille di sicurezza e fermagli, un laccio emostatico, compresse di analgesico, pomata antistaminica, compresse di antistaminico.

  • Se non esperti, non intraprendere un’escursione in montagna da soli e in ogni caso comunicare, ad una persona di fiducia, l’itinerario che si prevede di percorrere.

  • Informarsi sulle previsioni meteorologiche e nella stagione invernale su quelle relative alla neve, consultando il sito www.meteomont.org. Osservare costantemente sul posto l’evoluzione delle condizioni atmosferiche, specie vento e temperatura.

  • In caso di dubbio sul percorso, tornare indietro… a volte è meglio rinunciare che rischiare. Da ricordare comunque che è vietato percorrere i sentieri in condizioni meteo avverse, dato che si può mettere a rischio la propria ed altrui incolumità.

Vogliamo di seguito suggerire due buone norme da seguire in montagna e legate al senso di civiltà e rispetto della natura e del bene comune:

  • Riportare sempre a valle i propri rifiuti.

  • Rispettare la flora e la fauna, evitando di uscire inutilmente dal sentiero. Rispettare le culture e le tradizioni locali, le zone di sfalcio erba, gli animali da allevamento, ecc.

Ph Soccorso Alpino

I nostri “angeli”

Nell’area protetta del Parco Regionale dell’Antola, oltre al trekking da qualche anno sono in continuo aumento le passioni legate alla mountain bike, nordic walking, running ed escursionismo con le ciaspole, attività outdoor che aumentano la possibilità d’incidenti in zone non urbanizzate e quindi di chiamate di soccorso senza un chiaro indirizzo di riferimento.

La domanda pertanto è una: chi bisogna contattare e quali sono le azioni correlate da fare in caso d’incidente in montagna?

Prima di entrare in merito alle condotte specifiche da seguire, la prima regola è mantenere la calma: in certe situazioni se l’agitazione prende il sopravvento possiamo essere meno lucidi e commettere errori imperdonabili.

La seconda regola è “non perdere tempo”: riconoscere il tipo di problema e chiamare precocemente è fondamentale.

  • Il numero unico di emergenza sanitaria, attivo su tutto il territorio nazionale, è il 118, numero che presto sarà completamente sostituito dal 112, numero di emergenza unico europeo.

Ormai tutti abbiamo in tasca un telefono e in epoca di grande diffusione degli smartphone, esistono anche delle APP che possono aiutarci in questa situazione. Ad esempio “WERE ARE U”, l’APP ufficiale del Numero Europeo dell’Emergenza 112, o in Liguria l’analoga “118 REGIONE LIGURIA” (che aiuta anche a reperire un defibrillatore nelle vicinanze). I soci del Club Alpino Italiano possono inoltre contare sulla APP GeoResq CAI dotata di diverse funzionalità e sviluppata con il Corpo nazionale Soccorso Alpino. Con esse avviene la localizzazione del chiamante e dopo una rapida intervista, si viene messi in contatto con l’ente di soccorso di competenza. Questo perché il 112 funzionerà come centrale operativa in grado di gestire tutte le emergenze, prima suddivise con gli altri soggetti (115, 113, ecc.).

  • I primi dati che vengono richiesti sono: nome, cognome, numero di telefono.
  • L’operatore sanitario che avvia l’intervento di soccorso raccoglierà poi altri dati fondamentali per l’ottimizzazione dell’intervento stesso per appropriatezza e tempestitività:
  • da dove si sta chiamando;
  • numero di telefono da cui si sta chiamando (il telefono non deve mai essere abbandonato e se la chiamata dovesse interrompersi è importante che esso venga lasciato libero per consentire alla centrale operativa di richiamare);
  • l’esatta località dove è ubicata l’area (comune, provincia o un riferimento importante di ricerca rilevabile sulla cartina o nei pressi);
  • il sentiero che si sta percorrendo;
  • la propria posizione se in possesso di altimetro (opportunamente tarato) o GPS;
  • cosa e quando è successo;
  • quante persone sono coinvolte nell’incidente;
  • le condizioni evidenti della/e persona/e coinvolta/e: difficoltà respiratorie, coscienza, perdita di sangue, traumi visibili, ecc.;
  • la posizione del ferito (se seduto, se disteso supino, se disteso prono, se appeso, ecc).
  • le condizioni meteorologiche, di vento e visibilità della località dove è avvenuto l’incidente. Questo perché l’intervento dei soccorritori potrebbe avvenire dall’alto: una valutazione che viene fatta in base alla gravità dell’incidente e all’accessibilità del luogo dove si è verificato.

Elisoccorso, Pian della Cavalla, Liguria (Ph Enrico Bottino)

Nel malaugurato caso in cui un escursionista si ferisse in un luogo impervio, oppure scivolasse in qualche canalone difficile da raggiungere, le squadre del Soccorso sono costrette a richiedere l’intervento dell’elicottero. In questi casi, come in tutti gli altri in cui si chiede soccorso, è molto importante fornire alla centrale operativa informazioni dettagliate. Vediamo quali:

  1. indicazioni in merito a cosa è visibile dall’alto (pendio, bosco, cima, rifugio, ecc.);
  2. stima del tempo impiegato a piedi dall’automezzo al luogo dell’evento;
  3. se ci sono difficoltà particolari per raggiungere il posto e se esso è raggiungibile da mezzi 4×4;
  4. condizioni del terreno, presenza nell’area dell’evento di fili a sbalzo, funivie, linee elettriche ecc., se ci si trova in zona aperta e visibile o in zona boscata;
  5. presenza di eventuali pericoli imminenti (di frane, slavine, inondazioni, folgorazione, ecc).

Inoltre può essere utile riferire il colore della propria vestizione e il numero di persone presenti in loco. Disporsi in maniera visibile può essere di aiuto ai piloti dell’elicottero ma si consideri il forte spostamento d’aria generato dalle pale, le quali potrebbero proiettare oggetti verso le persone presenti a terra.

In base alle caratteristiche dell’incidente occorso la centrale operativa saprà anche dare indicazioni di “cosa fare” in attesa dei soccorsi in quanto, per esempio, non sempre è opportuno spostare un traumatizzato (se non imminente pericolo per altre cause), oppure potrebbe essere necessaria una rianimazione cardio-polmonare o altre manovre che possono essere eseguite anche da persone non esperte (arresto di un’emorragia, spostamento in posizione laterale di sicurezza, ecc.), ma utili per salvare la persona in difficoltà.

Vantaggioso in questo senso è aver frequentato un corso di primo soccorso e utilizzo del defibrillatore, che fornisce nozioni base utili in qualsiasi contesto di attività cittadina e outdoor, molto diffusi on questo periodo anche grazie alla volontà normativa di divulgare una corretta “cultura dell’emergenza” che possa favorire la capillare possibilità di essere soccorsi da professionisti certo, ma anche da chi “sappia fare la cosa giusta al momento giusto”.

Questo lungo elenco di consigli non deve certo spaventare chi intende percorrere un sentiero ma vuole essere motivo di riflessione sulle propria preparazione ad affrontare una attività nella natura con le giuste consapevolezze e attrezzature, necessarie come per qualsiasi altra attività. Allora tutti in montagna ma con lo zaino, le scarpe e… la testa a posto!

Testi di Enrico Bottino e Alessio Schiavi.
A cura dell’Associazione “Centro di Formazione New Life Resuscitation” e collaboratori
www.newliferesuscitation.org

Ph Soccorso Alpino

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