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Natura protetta: i Siti di Interesse Comunitario

Natura protetta: i Siti di Interesse Comunitario

Siti di Interesse Comunitario:
 motivazioni di individuazione
e procedure di designazione

Conservare l’integrità e la diversità dei sistemi naturali significa assicurare alle generazioni future la possibilità di continuare ad esistere, per questo sono state introdotte nel recente passato normative di tutela ambientale.

Le strategie all’inizio puntavano essenzialmente alla protezione delle specie, successivamente si è passati a puntare all’indispensabile salvaguardia degli ambienti in cui le specie vivono. Sono queste le ragioni fondanti della Rete Natura 2000, la rete ecologica europea istituita dalla Direttiva 43/1992 CEE che individua aree in cui siano rappresentati habitat e alcune specie che gli stati membri sono tenuti a proteggere per la salvaguardia della biodiversità: sono i Siti di Interesse Comunitario e le Zone di Protezione Speciale. Dopo una fase di verifica da parte della commissione europea, i SIC dell’Antola sono trasformati a loro volta in ZSC (Zone Speciali di Conservazione) con D.M del 13 ottobre 2016, mentre le ZPS, istituite per la protezione specifica degli uccelli, entrano direttamente nella Rete Natura 2000.

SIC Antola (Ph Enrico Bottino)

La presenza di un SIC, contrariamente a quanto avviene nei parchi o in altre aree protette, non fa scattare divieti o norme di salvaguardia ben definite – quali per esempio divieto di caccia o divieto ad edificare – ma obbliga al buon mantenimento degli habitat e delle specie per cui il sito è stato individuato; per questo prima di approvare interventi o progetti all’interno di un SIC o una ZPS è necessario svolgere indagini conoscitive e preliminari che saranno analizzate dagli Enti competenti (Regione, Provincia, Comune, Ente Parco), al fine di valutare se quanto viene proposto è compatibile con uno “stato di conservazione soddisfacente” delle specie e degli habitat localizzati all’interno del SIC o della ZPS. Tra le numerosissime specie indicate dalla Direttiva, ci sono specie che rappresentano un valore scientifico rilevante per l’Italia o per la Liguria, come per esempio il Pelodite Punteggiato e la Lucertola Ocellata che, pur essendo specie non a rischio in Europa, sono rarissime in Italia o sono presenti solo in alcune località liguri.

Le Rocche del Reopasso (ph Bruno own work – Pubblico Dominio)

In Liguria

La nostra regione è caratterizzata da un’elevata biodiversità grazie alla presenza di tre regioni biogeografiche: mediterranea, continentale e alpina. In adempimento alla direttiva Habitat (Direttiva 43/1992 CEE), la Liguria ha individuato sul proprio territorio gli habitat e le specie da tutelare, con la conseguente costituzione di 126 SIC e 7 ZPS equamente ripartiti tra le 4 provincie. La superficie totale dei siti terrestri è di circa 138.000 ettari che corrisponde circa al 25% del territorio. In particolar modo pre stiamo attenzione al Parco dell’An tola dove sono stati individuati 5 Siti di Interesse Comunitario: SIC Parco Antola (vedi scheda nr 1), SIC Conglomerato di Vobbia (vedi scheda nr 2), SIC Rio Pentemina (vedi scheda nr 3), SIC Rio Vallenzona (vedi scheda nr 4), SIC Lago Brugneto (vedi scheda nr 5)

L’Ente Parco ha scelto di orientare il proprio intervento essenzialmente al SIC Parco Antola e al SIC Conglomerato di Vobbia in quanto al suo interno risultano essere presenti una flora e una fauna eccezionalmente ricche, con ambienti di tipo alpino in contesto appenninico a pochi chilometri dalla costa, nonché habitat forestali, rupestri e acquatici di eccellente qualità.

Il nome Antola deriva dal greco Anthos che significa fiore, richiamando appunto l’attenzione proprio sull’elevata diversità floristica dell’area, numerose sono le specie rare a rischio di estinzione, come la nigritella e il celoglosso. Di grande interesse conservativo sono i prati magri da fieno, gli habitat igrofili tipici delle zone umide, le cinture riparie ad ontano e le faggete. Così come è avvenuto per gli habitat, sono state individuate alcune specie “prioritarie”, quelle cioè che rischiano seriamente di estinguersi in assenza di opportune misure di tutela, tra queste si evidenzia il lupo, ritornato già da alcuni anni a ripopolare i nostri monti; svariati sono gli invertebrati tutelati come il coleottero carabide e consistenti popolazioni di cervo volante, numerose sono le specie di farfalle rare come la polissena, altre più diffuse come l’apollo e la falena Euplagia quadripunctaria.

Il Parco Antola si è dato uno strumento di gestione detto Piano Integrato del Parco che contiene il piano dell’area protetta e il piano di gestione del SIC; con questo strumento vengono regolati gli interventi che si possono fare all’interno dei siti per garantirne l’integrità. Dagli studi effettuati emerge che la tutela dell’ambiente è strettamente connessa alla tutela delle tradizioni storiche locali; studi mirati permetteranno di monitorarne e valutarne l’efficacia per una corretta gestione, indispensabili alla corretta gestione e valorizzazione delle risorse ambientali, integrate con lo svolgimento di attività socioeconomiche compatibili.

Testo di Francesca Casassa, dottoressa in Scienze Ambientali, tesi in Politiche dell’Ambiente discussa a Marzo 2016 all’Università degli Studi di Genova (DISTAV), appassionata della natura e qualificata per comunicare correttamente i dati e le informazioni in campo ambientale, quali ricerca scientifica, gestione, controllo, divulgazione, recupero e pianificazione dei sistemi ambientali naturali e antropizzati.

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