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Minicogenerazione a biomassa: un’occasione per lo sviluppo locale sostenibile

Minicogenerazione a biomassa: un’occasione per lo sviluppo locale sostenibile

Energie rinnovabili e coordinamento: parole chiave per lo sviluppo di un sistema virtuoso nel nostro entroterra.

Il territorio del Parco dell’Antola è interessato da un’importante copertura boschiva, che non accenna a rallentare la propria espansione a causa del progressivo abbandono del patrimonio silvestre. È possibile affermare che, a livello quantitativo, i prodotti derivanti dall’attività di gestione forestale (legno e residui) sono la principale risorsa naturale delle valli genovesi.

Ma cosa ha a che fare tutto questo con le rinnovabili e lo sviluppo locale? Una prima risposta è nella definizione di biomassa: “ogni sostanza organica derivante direttamente o indirettamente dalla fotosintesi clorofilliana” (GSE), e “parte biodegradabile dei prodotti e residui provenienti dalla silvicoltura”. Nella sua apparente semplicità sorge l’idea di utilizzare al meglio e in modo sostenibile questa risorsa, attraverso progetti che non depauperino il territorio, e creino un effetto virtuoso, potenzialmente esportabile in altri contesti simili. Una soluzione è la creazione di un “sistema” che ha come base la cogenerazione di piccola taglia. Per minicogenerazione si intende “la produzione combinata di energia elettrica e calore che garantisce risparmio di energia primaria rispetto alla produzione separata” (D.Lgs. 16 marzo 1999), in sostanza per mezzo di un impianto composto da un essiccatore, per la riduzione dell’umidità presente nella biomassa, e da un gassificatore, in grado di ossidarla generando Syngas, viene prodotta energia elettrica e termica attraverso un motore, utilizzando come materia prima il cippato o simili residui. Il risultato energetico è pulito e rinnovabile, con un bilancio di CO2 pari a zero, direttamente proveniente dal territorio e che ricade sullo stesso sotto forma di benessere economico e ambientale.

Infatti, l’anidride carbonica (CO2) che viene emessa durante la produzione di energia, non causa un incremento di quella già presente nell’atmosfera, poiché la quantità sviluppata è la stessa che i vegetali hanno assorbito durante il loro sviluppo e che, alla fine del ciclo vitale, tornerebbe nell’ambiente a causa della loro degradazione. In questo “sistema” è presente tutto il territorio: cittadini, imprese ed Enti. L’investimento nella minicogenerazione ha importanti motivazioni aziendali per la piccole e micro imprese, permette infatti di diversificare la propria attività, e di ottenere profitti grazie all’immissione di energia elettrica in rete con tariffa incentivata erogata dallo Stato. Inoltre con la produzione di energia termica l’impresa, le utenze aziendali e residenziali nelle vicinanze raggiungono l’autonomia energetica. Ma il fulcro dell’apparato in esame è lo sviluppo di una rete di rapporti, che possa supportare l’impianto fin dalla fornitura della biomassa legnosa, la rete favorirebbe inoltre il coordinamento tra l’insieme delle imprese per mezzo di una filiera corta.

Lo sviluppo della cogenerazione in aree rurali, permette la creazione di posti di lavoro, la distribuzione di ricchezza sul territorio con l’acquisto di cippato dalle imprese forestali, e quindi la corretta gestione del bosco, pervenendo a una pulizia dei sentieri. Ciò incentiverebbe il turismo ecosostenibile, attività strategica per il futuro dei borghi situati nelle aree interne.

In questa direzione sarebbe auspicabile si muovessero imprese e territorio per dare vita ad una strategia efficace ed associabile ad altri progetti, come il Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020.

Di Daniele Barbieri, Dottore in Scienze dell’Amministrazione e dell’Organizzazione, tesi in Economia Aziendale discussa nel Luglio 2016 all’Università degli studi di Genova (DISPO) dal titolo: “Minicogenerazione a biomassa: business plan e impatto socio-economico”. Vincitore terzo premio per tesi di Laurea ICU – Laura Conti e premio speciale Energie Alternative indetti dall’Ecoistituto veneto.

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