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Autunno, tempo di funghi, castagne e…

Autunno, tempo di funghi, castagne e…

Oramai l’estate sta finendo e l’autunno già si intravede all’orrizonte. Ben presto i nostri boschi, messi a dura prova dalle torride temperature estive, vestiranno di nuovi e caratteristici colori e diffonderanno nell’aria quei particolari profumi che ci piacciono tanto.

Anche quest’anno, come ogni anno, uomini e donne di ogni età muniti di “baccu e cavagnu” si riverseranno a migliaia nei boschi dell’Appennino alla ricerca di funghi e di castagne. Ma quanta di questa gente è a conoscenza dell’importanza che ha rivestito il castagno, soprattutto per la civiltà contadina? L’importanza di questa pianta per la gente dei nostri monti è stata assoluta e fondamentale. Dal suo legno si ricavava di tutto, attrezzi da lavoro, utensili, porte e tutti i manufatti necessari alla vita domestica.

Le foglie venivano utilizzate come lettiera, mentre con i ricci si ricavava un colorante per i tessuti. Il suo frutto, la castagna, per tutta la gente dei nostri monti è sempre stata uno degli alimenti principali ed una sicura ancora di salvezza dalla fame e dalle carestie. È vero, dalle terre aspre, pietrose e sempre in pendenza delle nostre valli, oltre le castagne si traevano, seppur con molta fatica, anche altri prodotti, come grano, mais, patate e qualche cereale minore (segale,ceci e fave), ma i raccolti erano sempre piuttosto scarsi rispetto al grande lavoro che i contadini dovevano svolgere per la coltivazione e la raccolta di queste colture. La pianta di castagno invece, pur richiedendo un minimo di cure da parte dei contadini (potature, innesti, pulizia del sottobosco) viveva e prosperava anche in zone impervie ed esposte a nord dove era impossibile coltivare e produrre qualsiasi altra coltura.

Lo stato attuale di abbandono in cui versano i nostri boschi e in particolare i castagneti è veramente preoccupante, il sottobosco è sporco e infestato da sterpi e arbusti, mentre tanti castagni sono oramai inselvatichiti, seccati o sradicati dalla furia dei venti.

Povero castagno, una pianta così superba e generosa che per secoli ha sfamato generazioni di famiglie, così amata e rispettata nei tempi passati, così trascurata e dimenticata nei tempi odierni.

Dico quasi dimenticata in quanto oggi viene ricordata solamente nel periodo della raccolta dei suoi frutti quando tanta gente, buona parte ignara dell’importanza che ha rivestito il castagno nella cultura contadina, si lamenta che i boschi sono sempre più sporchi e che le raccolte delle castagne ogni anno sono sempre meno abbondanti.

Quest’autunno, quando andremo nei boschi, proviamo ad osservare meglio l’ambiente che ci circonda, magari soffermandoci qualche attimo su quei manufatti (purtroppo sempre più rari) che ancora, non si sa come e in che modo, stanno ancora in piedi. Sto parlando di seccherecci, fienili, acciottolati, resti di teleferiche, muretti a secco e mulini costruiti dai nostri avi con tanto ingegno, fatica e sudore; nonostante gli assalti del tempo resistono e ancora riescono a parlarci di vite passate.

Autunno, tempo di funghi, di castagne e… di qualche riflessione

Testo e foto di Luciano Campanella

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